Lo scirocco di Foggia

Lo scirocco di Foggia

Nel palazzo dell’imperatore un uomo muore senza ferite stringendo un sigillo che non dovrebbe esistere

Foggia, ottobre del 1231.

Da tre giorni lo scirocco soffia sulla città. La polvere entra nelle stanze, irrita gli occhi e rende inquieti uomini e animali. Nel palazzo imperiale, però, il vento è soltanto uno dei motivi per cui nessuno riesce a dormire.

Sono trascorse appena sei settimane dall’entrata in vigore delle Costituzioni di Melfi. Le nuove leggi di Federico II stanno cambiando il Regno di Sicilia: medici, notai, funzionari e signori devono dimostrare con documenti validi ciò che fino a quel momento era stato sostenuto dall’abitudine, dalla forza o dalla memoria.

Castelli, mulini e diritti di pedaggio possono essere perduti per la mancanza di una carta.

Quando maestro Matteo di Trani viene convocato nel cuore della notte, la richiesta porta il sigillo della corte ed è tanto breve quanto insolita: deve presentarsi immediatamente con i propri strumenti.

Nella camera delle scritture trova il corpo di Guglielmo da Montecorvino, anziano scrivano della cancelleria. L’uomo è riverso su un leggio, sopra il fascicolo che stava preparando. La porta era chiusa, la finestra sbarrata dall’interno e sul corpo non ci sono ferite.

Potrebbe sembrare una morte improvvisa. Ma Guglielmo ha sofferto, è rimasto cosciente abbastanza a lungo da comprendere che qualcosa gli stava accadendo e, prima di morire, ha stretto nella mano un piccolo disco di cera.

L’impronta assomiglia a un sigillo imperiale.

Assomiglia soltanto.

Il segno è imperfetto, come se qualcuno avesse tentato di riprodurre una matrice che non possedeva. Nella stanza ci sono inoltre un fascicolo rimasto aperto, alcune pergamene bruciate e nove quaderni destinati a viaggiare con la corte.

Se uno di quei documenti è stato sostituito o alterato, il delitto non riguarda più soltanto un vecchio scrivano. Riguarda l’autorità dell’imperatore e la validità delle leggi appena promulgate.

Matteo è un medico formato a Salerno e conosce il diritto, ma non è un giudice. Non può arrestare, condannare o entrare dove vuole. Ogni domanda, ogni esame e ogni oggetto raccolto devono rientrare nei limiti di un mandato scritto.

Ad affiancarlo ci sono Rainaldo da Venosa, giustiziere della Capitanata; Malik, guardia musulmana della scorta imperiale; e Pier della Vigna, l’uomo che ha voluto il suo intervento e che sa quanto quella morte potrebbe diventare pericolosa se la notizia uscisse dal palazzo prima della verità.

L’indagine conduce Matteo tra gli archivi della corte, una bottega di spezie, antichi titoli feudali e uomini disposti a pagare perché una pergamena trasformi un possesso contestato in un diritto riconosciuto.

Ma ogni indizio può essere stato costruito per offrire un colpevole conveniente. E un errore, in una corte dove la parola scritta decide il destino degli uomini, rischia di diventare legge.

Matteo ha soltanto tre giorni. Poi Federico II lascerà Foggia e con lui partiranno gli uffici, le carte e le persone coinvolte nel caso.

Entra nel palazzo imperiale di Foggia

Segui maestro Matteo nella camera chiusa e scopri perché un disco di cera, un laccio consumato e una pergamena annerita possono rivelare ciò che uomini potenti hanno cercato di nascondere.

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Le carte possono mentire Ma anche una falsificazione lascia una traccia

Lo scirocco di Foggia inaugura la serie Le indagini di Maestro Matteo di Trani: gialli storici ambientati nel XIII secolo, alla corte cosmopolita di Federico II di Svevia.

Un’indagine nella quale medicina, diritto e potere si incontrano, mentre un uomo senza autorità deve dimostrare la verità con gli strumenti del proprio tempo.

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